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Il (mio) Fuori Salone

Un incontro inaspettato al Salone del Mobile. All’interno del padiglione 20, il Sancta Sanctorum dei produttori del mobile contemporaneo, al piano alto della fiera, a cospetto delle divinità internazionali del design, un volto amico: Sergio Raggio.

Eclettico, divertente, intelligente, fuori degli schemi Sergio incarna a pieno titolo il ruolo di artista contemporaneo. Non ci vedevamo da secoli! Un incontro profetico per me e per la mia prima esperienza nella macchina del Salone del Mobile. Ne approfitto! Sarà la mia guida spirituale nel complesso binomio arte e design. Complesso a noi mortali ovviamente.

Passeggiamo attraverso i Knoll, Kartell, Poltrona Frau, Cassina. Con Sergio parliamo del Fuori Salone, nato per mettere in risalto i progettisti e i designer emergenti che, non potendo sopportare i costi degli spazi espositivi in fiera, trovano ospitalità in spazi alternativi ad hoc di Brera, via Tortona e più recentemente Lambrate. Nel tempo il Fuori Salone è diventato la vera attrazione della Design Week, con i suoi imperdibili parties e l’immancabile sfilata di celebrità del design e non solo. 

Mentre attraversiamo i padiglioni mi racconta del suo lavoro.

Le sue opere nascono da uno studio multidisciplinare sui linguaggi, sulle immagini e sui segni utilizzati nell’arte contemporanea, nel design, nell’architettura e nelle arti applicate. 

Le correnti artistiche, le avanguardie moderne che più hanno destato la sua curiosità, vengono reinterpretate ispirando la realizzazione di forme tridimensionali sviluppate con l’aiuto di un software CAD, utilizzato in genere in architettura. 

 

La sua è una ricerca sull’empatia delle forme, come nelle serie Gummies e Googies, che prendono spunto da un filone dell’architettura moderna americana degli anni “50 e “60 nota come googie architecture o anche space age, dove forme e colori sono plastici morbidi e futuristici con linee curve e dinamiche.

Nella serie Cosmic latte, viene utilizzato unicamente il colore identificato come il colore dell’universo, che rappresenta la media delle tonalità di luce emessa dai corpi celesti selezionato da un team di astronomi della Johns Hopkins University.

 

Le forme vengono progettate in maniera parametrica, come se fossero oggetti con dimensioni fisiche reali e, attraverso un processo di fotorendering, si proiettano delle immagini che vengono poi  stampate in grandi formati con stampanti fine-art che utilizzano inchiostri ai pigmenti. Il risultato è un’immagine con profondità e definizione eccezionale. Si può dire che sono immagini di sculture virtuali e, volendo, potrebbero essere stampate in 3D o con frese robotiche.

Le stampe vengono fatte su carta di qualità fotografica o anche su tela, e poi montate su alluminio. 

Le opere vengono catalogate con un nome e un numero seriale come i prodotti industriali. Forme e colori plastici, con bordi arrotondati e superficie lisce, invitano ad accarezzarli.

Bravo Sergio!

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