Menu

Nonna sarai tu (e chi non ti ha insegnato a vestirti)

My Funny 50's
Categories
  • Nessuna categoria

Anche se ti sei alzata alle 5 per prendere l’aereo del mattino, anche se nelle prossime ore non hai appuntamenti di lavoro o incontri galanti e devi soltanto trascinarti tra metro e bus per chiuderti in casa e recuperare il sonno, TU sei lì, seduta compìta nel tuo prezioso posto lungo il corridoio, con i capelli a posto, un filo di trucco e una mise comoda ma studiata.

LEI arranca lungo il passaggio con una bambina in braccio e un’altra per mano, sacche informi che traboccano di pannolini, giochi e biberon. È sovrappeso, anzi informe, e la cosa non è imputabile alla maternità (lo scoprirai quando avrai visto che cosa mangia in un’ora di viaggio). I capelli sono stati asciugati con l’aria del finestrino, probabilmente non per ottenere un deliberato effetto selvaggio, ma solo per mancanza di tempo (e quando lo noti sei ancora buona, non pensi sia soltanto sciatteria). Lo rivela anche il taglio, tanto simile a quello che tu facevi a cinque anni sforbiciando le chiome acriliche delle bambole, e la ricrescita, che sui tuoi capelli non si è vista neanche quando sei stata in giro un mese e mezzo in Africa nei campi tendati. Non si capisce se ha dimenticato di togliersi parte del pigiama o se ha recuperato a caso all’ultimo momento la roba che aveva già messo nel sacco dei vestiti da stirare. Al buio, chiaro, perché soltanto così si possono abbinare quei colori. Non ha un filo di trucco, ma è difficile capire se comunque potrebbe migliorare la situazione. Ha un’età indefinibile, di sicuro non potrebbe passare per tua figlia, e non solo per la differenza di stile.

Purtroppo si ferma vicino a te. Ti alzi per farla passare e ti offri di prendere in braccio la BAMBINA, perché possa sistemare l’altra e i bagagli. La piccola ti guarda estasiata. Ancora non parla, ma ti sorride senza mollare il ciuccio e se ne sta buona a fissarti mentre la intrattieni senza bamboleggiare. Quando la madre si è sistemata cerca di riprenderla, ma la bambina ti si aggrappa e continua a sorridere. Sei quasi intenerita, quasi disposta a rinunciare al tuo dogma per cui in viaggio non parli con nessuno e preferisci goderti un’ora di lettura. Stai per cedere al fascino del cucciolo di umano, che di solito ti lascia del tutto indifferente, soprattutto perché aborri tutte quelle moine e quei gridolini ridicoli che paiono obbligatori di fronte ai bambini.

È LA MADRE A ROMPERE L’INCANTESIMO. Si rivolge alla figlia con la vocetta da adulto rimbecillito che tu odi tanto e le dice: «Ti piace la signora eh? Ti ricorda la nonna?».

Non ti senti offesa, ti senti presa in giro. Non ti indigna la parola nonna, perché c’è la tua amica, soltanto un anno in più di te, che nonna lo è davvero. Ti indigna profondamente la prima parte della domanda. Come puoi tu ricordare la mamma di una donna che tiene così poco a se stessa? Possibile che il conflitto madre-figlia, con conseguente spirito di contraddizione, possa produrre una tale sciattona? Possibile, ancora, che la maternità sia così totalizzante da far dimenticare completamente un minimo di amore per se stesse? Ma non è il momento per le riflessioni filosofiche.

Nonna, a te, una così non lo può dire. Se nonna sono, soffro anche di demenza senile, cambio d’umore e sono inacidita dalla vecchiaia. Sollevi la bambina e gliela restituisci d’imperio. Ficchi il naso nel libro e culli pensieri rancorosi: sarei proprio curiosa di vedere te alla mia età, probabilmente i bambini li farai scappare.

eVa

This is a unique website which will require a more modern browser to work!

Please upgrade today!